Riflessioni all’ombra del COVID-19

Costretto in casa, come tutti, dalle circostanze che una pandemia ha determinato, mi affaccio alla finestra.

È una bella giornata soleggiata che richiama una nuova primavera, e il ciliegio di fronte mi offre la sua candida fioritura.

Forte è il desiderio di fermare l’immagine con la macchina fotografica e stranamente mi torna in mente un film capolavoro degli anni ‘50 “La finestra sul cortile” di Alfred Hitchcock e interpretato da Grace Kelly e James Stewart.

“La finestra sul cortile” di Alfred Hitchcock

Il protagonista, L.B. “Jeff” Jefferies, un giornalista fotografo, ingessato a causa di un incidente stradale e costretto forzatamente a rimanere in casa, si improvvisa investigatore osservando, con un teleobiettivo le persone e i movimenti che si vedono nelle abitazioni attraverso le finestre spalancate per il caldo estivo.

Così facendo intuirà lo svolgimento di un delitto avvenuto nella casa di fronte e riuscirà alla fine, pur rischiando la sua vita, a far arrestare l’omicida.

Uno dei cari ricordi per noi, ragazzi di periferia che non potevano permettersi altro, era il cinema della domenica, dove la modesta mancia settimanale ricevuta dai genitori, la paghetta di oggi, veniva spesa per trascorrere il pomeriggio vedendo due film, gustando gli spezzoni della programmazione settimanale e annoiandosi con le notizie ormai vecchie del cinegiornale.

Alle porte di Milano si intravede una città fantasma

Abbandono un attimo i ricordi e osservo dalla finestra, novello Jeff, le strade vuote, che insieme alle auto parcheggiate conferiscono alla città un aspetto spettrale, sento un silenzio assordante, intercalato di tanto in tanto dal canto degli uccelli che finalmente si sono riappropriati della città, fiuto un’aria nuova, priva di scarichi nocivi, che invoglia a respirare a pieni polmoni. I balconi intorno sono popolati solo da qualcuno che legge o prende il sole.

Ripenso a quegli anni, in cui i danni causati dalla guerra si potevano ancora toccare con mano e si aprivano cantieri per dare nuove abitazioni agli sfollati che rientravano a Milano, e che a causa dei bombardamenti avevano perso la casa.

Anni in cui un panino con la mortadella a merenda allietava la giornata e in cui il brodo di carne, il lesso o l’arrosto diventavano l’evento della domenica.

Ancora non esistevano i grandi Chef che riempiono oggi le strabordanti trasmissioni televisive, anche perché la televisione era ancora un sogno lontano, ma le nostre mamme si arrangiavano per utilizzare al meglio le scarse risorse alimentari disponibili e preparavano piatti poco elaborati ma altrettanto gustosi.

Milano: i racconti del Secondo Dopoguerra

In quegli anni i ruoli erano chiari e ben definiti; i genitori facevano i genitori, reggevano il peso della famiglia che spesso vedeva anche la coabitazione dei nonni, e si occupavano dell’educazione dei ragazzi, con parole chiare e persuasive a volte accompagnate anche da qualche scappellotto.

I genitori non si improvvisavano amici dei propri figli e mai si sarebbero sognati di interferire con gli insegnanti scolastici dando consigli o peggio contestando il loro metodo di lavoro che contemplava studio, ordine, disciplina e rispetto per gli altri in classe e nella società.

Per i ragazzi la scuola e i compiti erano un dovere che veniva prima del gioco, che poi trovava sfogo per gran parte del tempo in partite di calcio su campi improvvisati con squadre altrettanto improvvisate.

Ogni attività sportiva e ludica aveva la sua palestra nella strada e negli spazi aperti, che lasciavano sfogo alla fantasia dei ragazzi e non toccavano il portafoglio dei genitori.

Le palestre con i corsi organizzati di nuoto, ginnastica, danza, arti marziali e quant’altro erano ancora lontane.

In quegli anni i nostri genitori, con il duro lavoro e il sacrificio ricostruivano l’Italia e la incanalavano verso gli anni del miracolo economico e del benessere, che hanno permesso poi a tutti di avere un lavoro, una propria abitazione, gli elettrodomestici e le risorse necessarie per lo svago e le vacanze.

Un benessere che nel tempo si è sempre più distratto lasciando spazio allo sviluppo selvaggio dell’industria, all’occupazione del territorio, all’inquinamento di acqua, aria, suolo, e alla frenesia delle vacanze sempre più lontane da casa.

Pensieri e riflessioni al tempo del Covid-19

Lo stesso benessere che nei decenni successivi, complice la finanza, si è progressivamente concentrato nelle mani di pochi a scapito dei più deboli. La situazione che stiamo vivendo, di cui gli storici ci hanno illustrato le cause e gli effetti, viene particolarmente subita dagli anziani che hanno contribuito alla crescita del Paese  e che ora sembrano diventati un peso per la società.

Era ipotizzabile un disastro di questa portata? Alcuni dicono di si

Francamente non so se fosse ipotizzabile il COVID-19, ma il mio spirito indagatore, proprio come quello di Jeff, mi suggeriva che qualcosa sarebbe successo, considerato il saccheggio delle risorse naturali e l’uso sconsiderato che ne è stato fatto dal genere umano.

Siamo riusciti ad alterare, forse in maniera irreversibile gli equilibri che hanno governato per millenni il nostro pianeta, che si è ribellato e ce ne sta chiedendo conto.

Quando usciremo molto ammaccati dal perdurare di questa situazione, ci troveremo nelle condizioni post belliche che i nostri genitori avevano dovuto affrontare, ma ricchi delle esperienze negative maturate negli ultimi decenni.

Sapremo fare tesoro di questa esperienza o proseguiremo nei consumi e nell’uso sconsiderato delle risorse, sulla scia di quanto fatto fino ad oggi?

Riusciremo a identificare e praticare nuovi valori, che prescindano da consumi sfrenati, invidia, ricchezza, prevaricazione, smania di potere? Riusciremo a fermarci per osservare il fiore che sboccia sotto casa nostra senza doverlo cercare in paradisi naturali distanti migliaia di chilometri?

Riusciremo ad essere umani?

Dipende solo da noi

La risposta sarà scritta nei nostri comportamenti, se vorremo fare tesoro di quanto la natura ci sta insegnando e che non dovremo mai dimenticare.

Pensieri e riflessioni del nostro Presidente Gianni Pampurini