Carissimi lettori,

pubblichiamo in questo post, l’elaborato presentato dal socio e amico Maurizio Poggi

Il Lambro (Lamber o Lambar in lingua lombarda) è lungo 130 km e tributario di sinistra del Po. nome italiano del fiume deriva dal latino Lambrus, che deriva a sua volta da un antico lemma gal-lico, costruito da “lam”, “palude”).

Andiamo a conoscere questo fiume partendo dalla sorgente ed arrivando fino alla confluenza nel Po, alla scoperta di luoghi insoliti, monumenti, archeologia industriale e storia della nostra regione.

Caratteristiche del fiume Lambro

Il Lambro, il principale fiume della Brianza, nasce proprio nel cuore del Triangolo Lariano, a 944 metri nei pressi del Pian Rancio. La sorgente è un esile filo d’acqua che sgorga tra due lastroni rocciosi inclinati. Viene chiamata, “Mena-resta”, perché pur avendo una portata continua per tutto il corso dell’anno, mostra un andamento intermittente.

La sorgente ed il primo tratto del Lambro, rappresentano un ecosistema ancora ben conservato. Il suo buono stato di “salute” è infatti testimoniato dalla presenza di una particolare fauna di piccoli organismi invertebrati che vivono sul fondo del torrente, particolarmente adattata agli ambienti di acque correnti e pulite.

La sorgente è immersa in un bosco di Abeti rossi, Larici ed Aceri con un sottobosco di Ellebori, Primule e Anemone dei Boschi che, durante il mese di Marzo, ricopre il terreno di fiori bianchi, offrendo un ulteriore tocco di magia ad un ambiente già molto suggestivo. Non mancano piccoli mammiferi, volpi, faine caprioli ed uccelli tipici della montagna.

Grotta il buco della pecora e pitture preistoriche

Nei pressi della sorgente, si trova una piccola grotta detta “ Bus di pegur”, il “Buco delle pecore”. Al suo interno possiamo osservare concrezioni che ricordano il dorso lanoso delle pecore (da cui verosimilmente deriva il nome della grotta).


A pochi metri dalla sorgente troviamo una lunga roccia sulla quale compaiono alcune incisioni preistoriche o protostoriche certamente eseguite dall’uomo.

L’antica leggenda di re Longobardo Autari


Narra un’antica leggenda brianzola che, durante una tremenda siccità, il re Longobardo Autari, promettesse alla moglie, la cristiana Teodolinda, di convertirsi al suo Dio se il flagello fosse cessato.

La regina, chiese aiuto ad Eriprando, un pio eremita che viveva nei boschi della Val Ravella, il quale si mise a risalire il corso inaridito del fiume alla ricerca delle sorgenti.

D’improvviso apparve all’eremita un misterioso cacciatore con arco e faretra che gli consegnò una fronda di nocciolo rimasta miracolosamente verde, spiegandogli come questa gli avrebbe fatto trovare di nuovo l’acqua.

Eriprando riprese a salire e, quando ormai le forze lo stavano abbandonando, sentì una forza misteriosa piegare il ramo del nocciolo verso la base di un masso, smosse appena la terra e subito scaturì l’acqua tanto attesa ed il re Longobardo si convertì.

Come raggiungere la sorgente del fiume Lambro

La sorgente è facilmente raggiungibile da Magreglio dove una strada carrozzabile raggiunge Pian Rancio a 970 metri, si parcheggia e con una breve passeggiata si raggiunge la Menaresta.
A Pian Rancio, si trova anche il Jungle Raider Park, un parco divertimenti. Un percorso sospeso tra gli alberi che si sviluppa su tronchi, passerelle, liane, ponti nepalesi.
Dalle sorgenti, inoltre, seguendo un facile sentiero attrezzato e corredato da alcuni pannelli didattici, si scende lungo il primo tratto del fiume passando in mezzo ad un bel bosco misto fino a raggiungere Magreglio.

Monumenti Naturali

Non mancano monumenti naturali. La Pietra Luna (974m) si trova al limitare del Pian Rancio, sul bordo del ripido pendio degradante verso Bellagio. E’ un masso erratico dalla forma a tronco di piramide. Deve il suo curioso nome ad una mezzaluna incisa su un fianco, accompagnata dalla data 1763 e dall’acronimo PLDB, che secondo alcuni autori starebbe a significare “Pietra Luna di Bellagio”, Una leggenda locale narra come il diavolo avesse appoggiato la mano sulla pietra, lasciandone impressa per sempre l’impronta.

La Pietra Luna nel 1984 è stata dichiarata “Monumento Naturale” dalla Regione Lombardia. Poco lontano, un altro enorme masso erratico detto Pietra Sole, così chiamato per la sua curiosa incisione, risalente forse alla fine del secolo XVIII. Lungo la strada che dal Pian Rancio scende a Bellagio, all’altezza del primo tornante, troviamo La Pietra Lentina. Un grande masso erratico di granito trasportato dai ghiacciai quaternari. La superficie è quasi pianeggiante ed è interessata da piccole cavità che una antica tradizione popolare vuole sia il segno di palle infuocate lanciate per divertimento da diavoli giocherelloni.

Foto: Monumento naturale Pietra Luna

Nei dintorni merita una visita il colle del Ghisallo (Ghisàl in lombardo), il valico che collega la Valassina con la parte alta del Triangolo Lariano. A quota 754 m s.l.m., si trova una picco-la chiesa: il santuario della Madonna del Ghisallo. Il suo nome (secondo un’antica leggenda) deriva da un certo Ghisallo il quale in epoca medievale in quel luogo fu assalito dai briganti e fece voto alla Madonna di costruire una chiesa in suo onore se fosse scampato.

Foto: la Madonna del Ghisallo


La salita del Ghisallo (dal versante nord) viene tradizionalmente percorsa dal Giro di Lombardia ed è anche stata più volte inserita nel tracciato del Giro d’Italia. La pendenza media è di circa il 9% con punte del 14%. Per questo motivo la Madonna del Ghisallo è particolarmente venerata dai ciclisti, e su iniziativa dell’allora parroco don Ermelindo Viganò (1906–1985), nel 1949 il papa Pio XII la proclamò patrona universale dei ciclisti.

Il Museo del ciclismo

Foto: Il Museo dei Ghisallo


Tra i campioni del ciclismo (soprattutto italiani, ma non solo) si è diffusa l’usanza di donare propri cimeli al Santuario del Ghisallo:

tra questi vi sono ad esempio le biciclette usate da Bartali, Coppi e Merckx nelle loro vittorie al Tour de France, la bici speciale usata da Moser per il record dell’ora e diverse maglie rosa, gialle e iridate.

Negli anni novanta questi cimeli erano ormai tanto numerosi da non trovare più posto nella picco-la chiesetta: è stato perciò ideato il progetto di un Museo del Ciclismo, da erigere a fianco del santuario. A presiedere il comitato per la realizzazione del museo è stato chiamato Fiorenzo Ma-gni ed il museo è stato inaugurato il 14 ottobre 2006.
I cimeli più importanti continuano comunque ad essere esposti nella chiesa del santuario.
All’interno è esposta la più grande collezione di maglie rosa al mondo consistente in più di 50 maglie rosa originali, dagli anni ’30 ad oggi.

Nel piazzale del santuario c’è la statua di due grandi ciclisti: Coppi e Bartali e nel 2011 vi è stato posto anche il busto di Binda

Conclusioni

Questo è solo uno dei racconti del nostro caro amico Poggi. L’intenzione del nostro amico è quella di condividere a tappe la storia di tutto il Lambro.

Se vuoi dei chiarimenti, delle informazioni o semplicemente vuoi contribuire con i racconti del Lambro ti chiediamo di collegarti nella sezione contatti e di scriverci tramite form oppure tramite email. Saremo a tua completa disposizione.