Il nostro amico e socio Maurizio Poggi ci racconta in un suo secondo episodio le meraviglie del Fiume Lambro.

Fiume Lambro: Magreglio

Lasciamo la sorgente di Menaresta e seguiamo il nostro fiume, adesso poco più che un ruscello, che scende verso Magreglio e poco dopo a Lasnigo riceve il suo primo affluente il Lambretto che arriva da una sorgente che sgorga nella Conca Crezzo.

Il Lambro conta 27 affluenti, per lo più naturali, ma di scarsa portata nella parte settentrionale fino a Monza e più ricchi, ma artificiali, da Milano alla foce. Tra gli altri la Roggia Vettabbia, scavata addirittura in epoca romana. Il Lambro ha un regime tipicamente pre-alpino con massimi di portata autunnali e primaverili e magre estive e invernali. La sua portata media naturale è di circa 5,8 m³/s, ma può subire significativi sbalzi di portata tutto l’anno, toccando nel basso corso anche valori medi di 40 m³/s.

Spostiamo verso Erba

Continuiamo il nostro viaggio attraverso la Valassina toccando Asso, Canzo, Ponte Lambro, scendendo verso Erba. Passando per Canzo, lasciamo per un attimo il corso del fiume e ci addentriamo nella Val Ravella seguendo il sentiero Akerman pensato e realizzato, per far conoscere le particolarità geologiche del Triangolo Lariano e dedicato al giornalista svizzero Giorgio Achermann, che ne era stato l’ideatore. Il sentiero attrezzato con grandi pannelli esplicativi, attraversa una zona di grande interesse geologico e ci porta fino al piedi dei Corni di Canzo e nella Riserva Naturale del Sasso di Malascarpa.

Foto della Riserva Naturale del Sasso di Malascarpa. Fonte immagine: Triangololariano.it


Poco dopo l’inizio del sentiero troviamo il Santuario di S. Miro al Monte, edificato a partire dal 1643 vicino all’eremo di San Miro Paredi, nato a Canzo intorno al 1336 e morto a Sorico nel 1381. A lui vengono attribuiti molti miracoli legati soprattutto al dono della pioggia: secondo la tra-dizione avrebbe fatto scaturire anche una sorgente d’acqua, che sgorga tuttora dalla roccia sul piazzale antistante la piccola chiesa.

Nel bosco incontriamo alcuni di questi personaggi curiosi

Foto del sentiero spirito del Bosco a Canzo. Fonte immagine Eccolecco.it

Perchè il Lambro viene chiamato Lambrone

Continuiamo la discesa fino alle porte di Erba per scoprire che, il nostro fiume, uscito dalla forra di Castelmarte, diviene un vivace corso d’acqua che fino al secolo scorso era famoso nella zona per i problemi causati e scopriamo anche che cambia improvvisamente, ma provvisoriamente, il nome in Lambrone.
L’accumulo sempre maggiore di detriti trasportati dall’acqua faceva sì che, dopo lunghi periodi di piogge, il corso d’acqua si ingrossasse fino a straripare e allagare parte del Pian d’Erba che diveniva una vera e propria zona paludosa e malsana. La necessità di regolare le acque, prima per sicurezza e poi per motivi economici, comportò la realizzazione, nel XIX secolo, di due opere idrauliche di grande importanza che modificarono sensibilmente il territorio di questa zona: il Cavo Diotti ed il torrente Lambrone.

L’evoluzione del Lambro dagli inizi del ‘700 alla fine degli anni ‘800

Già nel tardo ‘700, si poneva la necessità di trovare una soluzione alle frequenti inondazioni che interessavano quella parte dei Piani d’Erba che poi divenne la località Pontenuovo di Merone. In quel punto vi era la confluenza del Lambro e degli emissari dei laghi di Pusiano ed Alserio che spesso, nel periodo delle piene, andavano a formare un solo lago, che allora chiamavano il Magno Eupili.
Questi eventi sono stati ben documentata da Carlo Redaelli, storico brianzolo di Galbiate, che così riportava in una cronaca del 1801: “v’ebbero grandissime inondazioni. Non solo allora si riunirono i due laghi di Pusiano e d’Alserio, ma poco mancò, che quelli pure d’Isella e di Annone non venissero a formarne un solo con quello di Pusiano.”

Nel 1793 all’avvocato Luigi Diotti, un possidente locale, venne l’idea di costruire due opere fondamentali per la protezione delle zone soggette ad inondazione ed impaludamento e nel 1795 fu affidato all’ingegnere Paolo Rigamonti l’incarico di predisporre il progetto.

La prima di queste opere, consisteva nella deviazione del tratto del Lambro a monte di Erba, chiamato appunto Lambrone, per farlo sfociare direttamente nel lago di Pusiano.

La seconda, meglio nota con il nome di Cavo Diotti era la creazione di un ’emissario artificiale e regolato del lago di Pusiano per far fronte all’estrema variabilità di portata del fiume Lambro che mal si combinava con le necessità industriali della valle.

Foto del Lago Pusiano – Cavo Diotti Fonte: http://www.ecomuseomontilaghibriantei.it/

Questa struttura, classificata di importanza nazionale è la prima diga costruita in Italia e svolge tuttora un ruolo di estrema importanza nella regolazione del lago di Pusiano, un bacino di 12750 milioni di metri cubi e nella regimazione delle acque del Lambro. La gestione del flusso delle acque è affidata al Consorzio del Parco regionale della Valle del Lambro. Anche allora la realizzazione delle opere pubbliche era travagliata e la costruzione del canale subì molte vicissitudini: la Repubblica Cisalpina ne riconobbe l’utilità, gli Austriaci bloccarono i lavori nel 1799, L. Diotti ripresentò il progetto nel 1800 alla Repubblica ricostituita dai Fran-cesi e nel 1809 i lavori ebbero inizio a spese dello Stato.

Nel 1811 il lago divenne di proprietà del viceré d’Italia Eugenio Beauharnais, figlioccio di Napoleone, così il canale assunse l’appellativo di “Canale Reale”. I lavori di ultimazione si bloccarono ancora e Luigi Diotti presentò ricorso al Demanio dello Stato, ma non vide mai il reale funzionamento della sua opera perché morì nel 1827. Solo nel 1831 le chiuse del canale vennero aperte. A metà ‘800 furono realizzate ulteriori opere idrauliche che resero inservibile il canale. Nel 1877 la “Società dei Lambristi” divenne proprietaria del Lago di Pusiano e presentò un progetto per la riapertura del Cavo, successivamente riattivato nel 1880 (Progetto del 1793) con decreto del governo.

Con un’estensione di 5,2 milioni di metri quadrati ed un perimetro di circa 11 chilometri, il Lago di Pusiano è il secondo dei laghi briantei ed è fra i pochi ad avere acque totalmente balneabili.

Foto: Isola dei Cipressi. Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=ljP6pZEC1-I

Particolarità unica di questo lago, è la presenza di un’isola: l’isola dei Cipressi, che deve il suo nome alla presenza di circa 130 cipressi, alcuni dei quali secolari. L’isola è una piccola collina naturale, fortificata in epoca medievale. All’interno dell’isola vi è un’unica abitazione di proprietà privata attualmente abitata.

I grandi artisti del Lambro

La storia di questo lago è segnata da due grandi artisti: Giuseppe Parini, da cui prende il nome del Comune natale (Bosisio Parini), e Giovanni Segantini, che soggiornò a lungo sulla sponda opposta realizzando qui 300 delle sue 800 opere pittoriche, tra cui la celebre “Ave Maria a trasbordo” in cui è ritratta una famiglia di pastori con le proprie pecore attraversano il lago su di una Lucia.
A Bosisio Parini è possibile seguire l’Itinerario Pariniano, un percorso che segnala i luoghi legati alla figura del poeta: la Chiesa antica, la fonte battesimale, le lapidi, la piazza e la casa natale. Una lunga passeggiata sulle sponde del lago, permette di ammirarne il grande panorama e con un battello mosso da energia elettrica si può circumnavigare il bacino ed ammirare da vicino l’Isola dei Cipressi.

Uscito dal lago di Pusiano, il nostro fiume lucente, riceve da destra l’emissario del lago di Alserio, bagna il centro di Merone e da qui scorre tortuoso ai piedi delle colline moreniche, lanciato verso Monza.

Al Lambro viene abbinata una pietra caratteristica della Brianza collinare chiamata Ceppo del Lambro, un conglomerato di roccia con elementi costituiti prevalentemente da rocce sedimentarie (come calcari, arenarie, dolomie, selce) cui si associano graniti, gneiss ed altro.
Il “ceppo” presenta diversi sgrottamenti/affioramenti in conseguenza dell’azione fluviale (tra cui l’Orrido di Inverigo e le grotte di Realdino a Carate Brianza) ed è stata nel passato uno dei materiali da costruzione più usati in Brianza. Era conosciuto per la sua facile lavorabilità, la sua bassa durezza, la sua capacità di non far salire l’umidità se associato nella costruzione delle fondamenta degli edifici. E stato molto utilizzato nei giardini e nelle facciate di molte ville della zona e nelle macine dei mulini.

Conclusione

Si conclude un’altro viaggio di Maurizio Poggi sulle vie del Fiume Lambro. Rimanete connessi, presto l’autore ci racconterà altri suoi episodi di viaggio

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