I recenti avvenimenti che ci tengono segregati in casa da oltre un mese, impongono alcuni ripensamenti che riguardano la salute e l’ambiente e che potrebbero mutare in maniera irreversibile il nostro modo di vivere. Partendo dai fatti proviamo a vedere come una associazione con una lunga militanza in campo ambientale ha affrontato e sta affrontando questa nuova e complessa situazione.

Le premesse

Ogni anno, dopo la chiusura dei lavori per le festività natalizie, la nostra associazione, come tante altre, inizia la programmazione delle nuove attività, che contemplano studi, seminari, convegni e iniziative sul territorio, mirate a sensibilizzare i cittadini sui temi dell’ambiente e della sostenibilità.

Anche quest’anno ci si è attivati, attraverso una serie di incontri, per definire nuove linee programmatiche e ipotizzare le iniziative future, da avviare nel mese di aprile e far proseguire fino al tardo autunno.

Poi ci è giunta attraverso i mezzi di comunicazione la notizia sulle vicende di Wuhan e sui primi due contagiati in Italia, una coppia di turisti cinesi passati da Milano che si erano recati a Civitavecchia per imbarcarsi su una nave da crociera.

I timori di una pandemia globale

Una notizia non bella che ha fatto scattare i primi allarmi.

Si stava già lavorando all’organizzazione dell’iniziativa prevista per l’ultima settimana di marzo o la prima di aprile e, pur con timore, si è proseguito nella preparazione dell’evento, avendo attivato parecchi contatti e iniziato una prima messa a punto, nella convinzione che il problema restasse confinato in terra cinese, salvo qualche caso sporadico emigrato nel nostro Paese.

Poi si è giunti al 20 febbraio con la creazione della zona rossa e l’isolamento di Codogno e dei comuni limitrofi, che ha tolto ogni dubbio sulla capacità del virus di viaggiare e infettare oltre il confine.

E qui è stata d’obbligo una prima riflessione.

Siamo veramente inattaccabili e invincibili? E’ mai possibile che nel 2020, con tutte le ricerche fatte al mondo e i farmaci a disposizione non ce ne sia uno capace di abbattere questo virus? E i cinesi cosa stanno combinando con quei mercati di macellazione animale che rischiano di trasformarsi in bombe virali?

Tutte domande lecite che ci fanno tornare con la mente ad argomenti ben noti come la deforestazione, i cambiamenti climatici, il rispetto per la natura, l’uso selvaggio del territorio e l’inquinamento di acqua, aria e suolo.

Ci possono essere correlazioni tra i fattori ambientali e lo sviluppo di questo virus?

Si possono ovviamente ipotizzare spiegazioni logiche che però vanno studiate e validate attraverso ricerche serie e studi epidemiologici coordinati.

Il lavoro dell’Associazione Lambro Lucente prosegue

Nonostante tutto, il lavoro è proseguito a pieno ritmo, forse per esorcizzare quello che pochi giorni dopo sarebbe poi successo. Incuranti del pericolo e del numero di contagi in progressivo aumento, si sono infittiti gli incontri operativi e gli impegni per definire i dettagli del programma annuale.

Il 6 marzo era programmato un incontro, da molto tempo in agenda, con il rappresentante di un Ente istituzionale. Pur con tutte le cautele del caso, l’incontro si è svolto normalmente.

Nel percorso per recarci sul luogo di appuntamento, si percepiva un’aria nuova e anomala, le strade stranamente poco trafficate e una inusuale disponibilità di parcheggio in zone notoriamente intasate dal traffico automobilistico.

Il lockdown nazionale

Il successivo 8 marzo è stato annunciato, forse in maniera impropria, il blocco totale delle regioni del nord fino al 3 aprile, prolungato poi fino alle festività di Pasqua e successivamente al 3 maggio. La fuga affannosa da Milano di chi non voleva restare bloccato e l’assalto sconsiderato ai supermercati nel timore di un esaurimento delle derrate alimentari, hanno contribuito in maniera determinante alla diffusione del virus.

L’8 marzo, festa della donna, è stato la nostra disfatta di Caporetto, che ci ha costretto a decisioni rapide e mai immaginate.

Si sono annullate tutte le riunioni in agenda e tutte le iniziative programmate fino alla pausa estiva informando i soci che anche gli impegni istituzionali d’obbligo per statuto, avrebbero potuto non svolgersi nei tempi previsti e slittare a date future da ridefinire.

Il pensiero di aver operato in tempi strettissimi per mettere a punto il programma operativo annuale e doverlo quasi completamente annullare nel giro di poche ore ha creato non poco sconforto, specialmente in quei soci che si erano più adoperati nel lavoro.

L’associazione è poi caduta in una forma di letargo operativo che ha lasciato spazio alle riflessioni solitarie dei singoli soci e all’impegno civico nel seguire e promuovere le disposizioni ministeriali.

I pensieri sanitari hanno preso il sopravvento sui pensieri ambientali per seguire le raccomandazioni che i virologhi impartivano e modificavano con aggiustamenti successivi, raccomandazioni che a volte confondevano e irritavano i cittadini, come noi costretti all’isolamento domestico.

La clausura forzata

In questo mese di clausura forzata è stato possibile seguire con più attenzione il comportamento dei cittadini che, dopo una prima settimana di canti, balli, bandiere e cartelli appesi ai balconi, si sono incamminati in una ritirata ordinata rintanandosi nel privato.

Si sono visti gli amanti della tintarella che, complice il bel tempo, non hanno perso l’occasione per trasformare il balcone e attrezzarlo in una spiaggia esotica, altri salutisti che hanno improvvisato una piccola palestra in pochi metri quadrati del marciapiede sotto casa, e gli amici dei quattrozampe che si sono consumati i piedi girando più volte al giorno intorno alla propria abitazione per rispettare il limite imposto dei 200 metri.

Per non parlare delle lunghe code all’ingresso di supermercati, farmacie e dei pochi negozi aperti, code civili e ordinate dove nessuno parlava e restava chiuso nei propri pensieri. Solo ogni tanto l’attenzione di qualche presente in coda veniva attratta da un glicine meravigliosamente fiorito, subito fissato sul suo smartphone.

Fare di necessità virtù

Poiché bisogna fare di necessità virtù, gli amici più motivati hanno cominciato ad approfondire la conoscenza e a testare i sistemi di video conferenza proposti in rete a cui si può accedere gratuitamente. Si è reso così possibile riattivare in forma virtuale le riunioni dei vari gruppi di lavoro, abbandonate nello scorso febbraio in forma fisica, e valutare i vari aspetti e le conseguenze del COVID-19 per gli sviluppi dell’associazione, proprio nel bel mezzo della pandemia.

Fermo restando il cordoglio e il dispiacere per l’elevato numero di vittime e per i loro cari, che ha funestato in particolare la Lombardia e il settentrione d’Italia, siamo stati bombardati dai mezzi di informazione con notizie e frasi a effetto che magnificavano le gesta di medici, infermieri, giornalisti, personale dei supermercati, trasportatori, conduttori di mezzi pubblici e volontari.

Definiti come eroi del ventunesimo secolo forse avrebbero preferito essere definiti solo come seri professionisti, dotati di grande senso civico che, trovandosi proiettati nel bel mezzo di una bufera epocale, cercano di fare quanto di meglio possono, con armi spuntate contro un nemico nuovo e invisibile.

Si ripropone quindi il tema dell’inquinamento, in particolare atmosferico, e le possibili correlazioni con il COVID-19. Infatti la pianura padana è stata ed è tuttora un sorvegliato speciale per ciò che riguarda le emissioni dovute ai gas di scarico delle auto, ai sistemi di riscaldamento poco efficienti e alla sfavorevole collocazione geografica, al pari di Wuhan dove si è originato lo sviluppo massiccio del virus.

Le ipotesi di ripartenza

La possibilità di rincontrarsi e discutere, pur se davanti a uno schermo, ha favorito la partecipazione attiva degli amici che, in vista di quella che chiamano ripartenza, si sono posti domande quali “quanto durerà questa situazione” oppure “ripartiamo ma con quale possibilità di essere presenti sul territorio o di sensibilizzare i cittadini”.

Tutte domande lecite che potranno trovare una loro risposta solo strada facendo.

Si dovrà affrontare giorno per giorno una fase nuova e sicuramente almeno fino al prossimo anno non saranno possibili assembramenti di nessun tipo, quindi bisognerà rinunciare a convegni, seminari, feste nei parchi, marce ecologiche, biciclettate e momenti conviviali.

In alternativa bisognerà ripensare ad attività diverse o a come convertire ed organizzare quelle citate per poterle realizzare in totale sicurezza, ponendoci lo stesso interrogativo che si pone il mondo del lavoro.

Certamente lo strumento telematico costituirà un punto di forza per quanto riguarda il lavoro di studio e confronto tra i soci, la stesura di testi e le presentazioni interne all’associazione ma può rivelarsi anche un ottimo strumento per convegni o seminari attraverso webinar dopo una sperimentazione adeguata allo scopo.

Pensando invece a eventi con partecipazione di pubblico andranno studiati nei minimi dettagli per garantire la necessaria sicurezza attraverso l’uso di mascherine e la giusta distanza tra i partecipanti, cosa non sempre facile soprattutto se negli eventi sono coinvolti ragazzi delle scuole elementari e medie.

Si confida però nel fatto che i cittadini hanno risposto mediamente bene alle sollecitazioni delle autorità durante questo periodo e che quindi potranno essere particolarmente sensibili all’adozione di misure severe, anche nello svolgimento di attività associative.

Le previsioni del post Covid-19

Il percorso sarà lungo e difficile sia per le associazioni che per il pubblico e i risultati si dovranno conquistare passo dopo passo nell’attività quotidiana, facendo fatica e magari a volte non avendo i risultati sperati.

Quando, e non sappiamo quando, il cielo si sarà rasserenato e potremo tornare a vedere la luce, se saremo in grado di apprezzare la bellezza di un tramonto sulla città, la meraviglia di un fiore che sboccia senza doverlo andare a cercare in terre lontane, condividere con gli altri buoni pensieri senza invidie, prevaricazioni e voglia di supremazia mettendoci a disposizione per il bene comune, forse avremo fatto un passo avanti nel sentiero della civiltà.

Pensiero scritto dal nostro Presidente Gianni Pampurini.