Si procede verso Chignolo Po

Dopo essere sfilato sotto al colle di San Colombano, il nostro fiume punta direttamente sul Po toccando il comune di Chignolo Po.

Il centro abitato oggi è lontano dal fiume, ma noi faremo una deviazione per conoscere meglio questa cittadina che ha avuto una parte notevole nella storia della bonifica padana e nelle opere medioevali di regimazione e governo delle acque di cui ancora oggi troviamo le tracce ed i benefici.

Chignolo prende il nome dal  latino Cuncolus ad Padum,  dovuto alla particolare conformazione del borgo che  si snoda  su di una striscia di terra rialzata tra il Lambro ed il Po che fino al 1400 lambivano il maestoso castello

Il duca di Milano Galeazzo Maria Sforza, nel 1466, avvio una serie di lavori, durati oltre 10 anni, per rettificare il corso del fiume e garantire un territorio più vasto, più fertile e più sicuro dalle inondazioni

Se guardiamo una carta geografica della zona possiamo ancora immaginare l’antico tracciato del fiume. Fino ad allora, la sua foce era localizzata decine di chilometri più a est, dirimpetto a Noceto, in territorio di Mezzana Casati, creando zone paludose ed insalubri e quando il deflusso era rallentato dalle piene del Po, tutta una vasta zona, ai piedi della collina, era sommersa dalle acque.

Un porto milanese sul Po

In questa zona nel Medioevo era ubicato il ‘porto’ milanese sul Po (portus qui dicitur Lambro et Placentia’). Un ramo del Lambro, detto Lambrino, lo collegava al grande fiume. Già in epoca romana, grazie al collegamento fra il Lambro e il canale artificiale della Vettabbia, all’altezza di Melegnano, era possibile andare per via d’acqua da Milano al Po. L’approdo di Milano era nell’attuale via Larga.  La navigabilità e i diritti che vi erano connessi furono a lungo contesi fra milanesi e lodigiani e questa fu una delle cause della profonda inimicizia fra le due città.

Possiamo immaginare l’entità e la complessità delle opere effettuate che interessarono anche la deviazione di un’ansa del Po.  Forse dovremmo prendere esempio dai governanti di allora che ponevano grande attenzione alla difesa del suolo ed alla tutela del territorio. Gli Sforza furono molto attenti a questi aspetti anche in altre zone del ducato dettando norme che sono state i precursori del concetto di Vincolo Idrogeologico come oggi lo conosciamo. Si distinsero per il supporto alle attività agricole dei cistercensi ed a loro è dovuta l’introduzione su vasta scala della coltivazione del riso come pianta alimentare.

Chignolo divenne famoso nella meta di XVI secolo quando Francesco I di Francia invitava e reclutava tessitori Piemontesi e Lombardi per impiantare e sviluppare in Francia attività di lavorazione della seta il cui commercio si sviluppò specialmente a Lione.

Storia e leggenda vuole che fra questi setaioli ci sarebbero stati anche molti nativi di Chignolo che portavano con sé qualche pupazzo con teste di legno con cui organizzavano spettacoli e feste per combattere la noia e creare momenti di baldoria dopo giornate di lavoro. Questi setaioli venivano chiamati dai Lionesi Les Chignoles.

L’inventore del GuignolLaurent Mourguet, qualche secolo dopo (le prime rappresentazioni si ebbero a partire dal 1808) diede corpo e nome ad un personaggio che era già conosciuto nelle baracche lionesi.

Il Castello Procaccini

Nella parte più alta del borgo, in posizione dominate sulla vallata del Po ed al sicuro dalle inondazioni, sorge il Castello Procaccini.

Splendida dimora patrizia settecentesca, museo d’arte e di costume, il Castello di Chignolo Po, denominato “la Versailles della Lombardia”, racchiude importanti e preziose testimonianze del mondo fastoso della nobiltà lombarda e veneziana.

Lo scenografico cortile barocco, le grandi sale affrescate di scuola tiepolesca, la raffinatezza degli stucchi e delle decorazioni, la torre dominante con la sua mole turrita, il tutto immerso in uno scenario agreste, fanno di questo monumento una delle più importanti dimore storiche italiane.

La parte più antica del Castello, nato come fortezza su di un’altura, è la grande Torre, dalla quale si controllava un lungo tratto del Po (Cuneulus super Padum).

Si ritiene che essa fu fatta costruire dal Re Liutprando intorno al 740 d.C., quando Pavia era capitale dei Longobardi, con lo scopo di servire da fortezza di difesa e di presidio sul Po e sulla Via di Monte Bordone, successivamente denominata via FrancigenaRomea che collegava il Nord Europa con Roma.

Davanti al fortilizio, verso settentrione, sorge il Borgo (Ricetto), che fu interamente riedificato nel 1600. Esso si connota come un complesso architettonico protetto all’ingresso da un fossato, da due garitte e da quattro rivellini (torrioni) ai lati estremi.

Come dicevamo, nel territorio di Chignolo si è realizzata una delle più grandi opere di bonifica della pianura lombarda.

La bonifica nelle sue varie forme percorre tutta la storia ed i luoghi dell’umanità tanto da interessare L’UNESCO ad inserire nel Patrimonio dell’Umanità manufatti irrigui ed idraulici di pregio che mantengono ancora una loro importante funzione quali canali, navigli, fontanili, impianti idrovori, marcite e musei dedicati.

Il Museo della Bonifica

A Chignolo è stato aperto nel 2012 il Museo della Bonifica ospitato nella vecchia Chiavica sul colatore Reale, edificio del 1842 di grande interesse storico-culturale, offre una possibilità unica per capire nel concreto cosa significa “bonifica”, coniugando presente, passato e futuro.

Si trova a meno di 500 metri dal Po e ha come scopo illustrare al pubblico, i sistemi di gestione e di tutela del territorio con un linguaggio divulgativo e un allestimento accattivante, attraverso l’impiego di filmati e apparati interattivi, oggetti e utensili restaurati, come le paratie e con modellini idraulici da toccare con mano.  

Ampio spazio è dedicato al rapporto col fiume ed alla sua storia, dalle piene al suo uso come risorsa

Da Chignolo Po a Lambrinia e Orio Litta

Superato il ponte che congiunge, sulle sponde opposte, Lambrinia (PV) con Orio Litta (LO), il fiume si allarga sensibilmente.
Dal ponte, lo sguardo spazia su terreni coltivati e pioppeti che vanno a costituire la quinta naturale tra cielo e terra all’orizzonte.
Percorrendo l’argine verso sud, dopo pochi chilometri, sempre tra campi coltivati e pioppeti, lo sguardo spazia su una grande distesa d’acqua, intervallata da spiagge ed isolotti: siamo sull’argine del Po, alla confluenza del Lambro nel comune di Orio Litta:

La foce del nostro fiume

Tra l’intersezione dei due argini, sulla sponda sinistra, merita uno sguardo l’interessante e antico agglomerato agricolo di Corte Sant’Andrea.

Dopo 130 chilometri di percorso, il nostro viaggio è terminato

Tra l’intersezione dei due argini, sulla sponda sinistra, merita uno sguardo l’interessante e antico agglomerato agricolo di Corte Sant’Andrea.

Dopo 130 chilometri di percorso, il nostro viaggio è terminato. Abbiamo incontrato il fiume per la prima volta quando era soltanto un ruscello montano, lo abbiamo seguito fino ai laghi briantei e poi nel suo percorso attraverso la pianura milanese e lodigiana. L’abbiamo visto scorrere in territori caratterizzati da importanti tracce storiche.

Abbiamo incontrato il fiume per la prima volta quando era soltanto un ruscello montano, lo abbiamo seguito fino ai laghi briantei e poi nel suo percorso attraverso la pianura milanese e lodigiana. L’abbiamo visto scorrere in territori caratterizzati da importanti tracce storiche, passare tra boschi e grandi parchi, zone industriali, chiese, abbazie e castelli, città, paesi e cascine nella fertile pianura agricola fino alla foce.

Ci piace concludere il nostro viaggio con un quadro di Alessandro Greppi (1828-1918) intitolato: Veduta della foce del Lambro presso il Po

Veduta della foce del Lambro presso il Po